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 29/05/2010Serie A2


Conosciamo meglio il nuovo coach Amendola.....

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Ciao Paolo avremmo il piacere che ti presentassi e ci parlassi dei tuoi studi che centrano con lo sport:


Si, ho 30 anni e sono nato a Milano. Laureato in Scienze Motorie nel 2004 presso l’Università degli Studi di Milano, ho poi frequentato, nella stessa Università, un Master di 2° livello in “Management e gestione dello sport” conseguendolo nel 2005. Quindi oltre alla qualifica di allenatore posseggo la qualifica di 3° livello giovanile. Inoltre ho frequentato un Master triennale di Alta Specializzazione per allenatori del settore Giovanile presso la Fipav Lombardia.


Beh, fin da subito legato a doppio filo con lo sport?


Beh si, a parte la parentesi da giocatore di basso livello ed i miei studi, la mia “carriera” pallavolistica inizia 12 anni fa e si può dividere in due momenti fondamentali: la prima riguarda l’attività con il giovanile, oltre che con le squadre di serie, che ha il culmine massimo con l’esperienza in Pro Patria Milano, società pluri-scudettata . La seconda riguarda l’attività con la serie A, che già avevo conosciuto nella stagione 2007-2008 con il primo anno della A2 femminile a Milano, la quale riveste la mia attuale occupazione


C’è un po’ di differenza tra la serie A e la pallavolo giovanile seppur di alto livello, diciamo che sono due cose completamente diverse, no?


Ovviamente allenare in serie A ed allenare nei settori giovanili di qualsiasi livello sono due cose non tanto simili anche se dipende poi dalla persona. Alcuni dicono che con le giovani si è più “formatori” mentre con le grandi più “gestori”. Io parto da un concetto diverso, la pallavolo è uno sport “complicato” che richiede una ripetizione durante il gioco immediata e costante dei gesti tecnici. Va da se che la padronanza dei gesti tecnici è fondamentale. Ovviamente ad alto livello la discriminante tattica è preponderante, ma la pallavolo, soprattutto nel femminile, rimane sempre quello sport “complicato” alla quale mi riferivo prima. Con ciò voglio dire che stare a discutere su questi concetti mi sembra abbastanza superfluo; il mio punto di partenza rimane sempre la tecnica, perché è uno degli aspetti fondamentali a qualsiasi livello, e nel corso degli anni mi sono accorto che anche con giocatrici di alto livello può essere un’arma per accrescere l’autostima ed il rendimento.


Bene, un po’ allenatore un po’ gestore, le tue esperienze di Milano e Chieri, Differenze e somiglianze?


Sicuramente due esperienze completamente diverse. A Milano ero nella mia città, dove al Palalido ci ero entrato solo da spettatore o da giocatore, e vi assicuro che entrarci da allenatore, per un milanese, è una esperienza davvero unica. Nonostante le risapute difficoltà economiche nelle quali siamo incappati, ho avuto modo di lavorare con persone altamente professionali ed altrettanto speciali dal punto di vista umano, riuscendo a raggiungere la semifinale play-off. L’esperienza di Chieri è stata sicuramente diversa, abituato a vivere nella grande città per ventinove anni mi sono spostato in un piccolo centro, dove ho potuto apprezzare e percepire maggiormente lo scorrere del tempo. Io amo Milano ma è come stare costantemente in una lavatrice, i ritmi sono imposti; Chieri invece mi ha permesso di godermi di più la quiete e la tranquillità e di costruire nuove amicizie. Un anno che sicuramente non dimenticherò mai per intensità e qualità, si lavorava sodo ma si riusciva allo stesso tempo a staccare e a rilassarsi.


Come mai non sei rimasto a Chieri, visto che vi legava un biennale e che a quanto si dice eri ben voluto dalla società che ti considerava un giovane di belle speranze?


Ti ringrazio per il giovane, per le belle speranze vedremo col tempo. Sinceramente parlando, non sono rimasto a Chieri perché sono venuto a Giaveno. Nel momento in cui la Cuatto Volley mi ha contattato, mi ha subito fatto capire che voleva puntare su di me, senza troppi giri di parole. Ho apprezzato questa decisione ed atto di stima, inoltre visto che conoscevo già come lavorava Antonio Vagliengo, non ho avuto il minimo dubbio di scegliere in questa direzione. Auguro però a Chieri di risalire presto in A1 perché per la sua storia e la sua tifoseria, che è davvero unica, sarebbe il regalo più grande


Puoi già fare qualche nome di giocatrice, magari qualcuna “fidata” che hai conosciuto negli anni e vorresti portare con te?


Conoscendomi ne porterei tante perché ho grossa stima di tante persone; con la società stiamo lavorando costantemente per avere le giocatrici giuste per questo progetto. Vedrete solo strada facendo da chi sarà composta la rosa


Quindi adesso Giaveno, conosci già qualcosa di questa località?


Purtroppo sono stato solo al Palazzetto e sono giusto passato in centro col la macchina. Ho già trovato casa e non appena sarò qui in pianta stabile, sicuramente avrò voglia di conoscere questa città.


Bene, quindi allenatore giovane, motivato e di te come persona nel tempo libero cosa ci racconti?


C’è molto poco da dire, il tempo libero è quasi inesistente e quel poco che ho lo utilizzo per riposare. Ci sarà tanto da lavorare quindi inutile pensarci


Ti ringrazio e in conclusione cosa ti senti di dire?


Vorrei ringraziare la società e personalmente Antonio Vagliengo che hanno deciso di puntare su di me in quest’anno molto particolare che vedrà per la prima volta la serie A2 a Giaveno. Per me è motivo di orgoglio e dal campo lavorerò per ripagare questa fiducia
(intervista di Walter Torello)


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